Come spesso accade per tutto ciò che affonda le sue radici nel tempo che fu, l’origine delle carte dei tarocchi e le relazioni dei loro simboli con la storia dello spirito umano sono incerte e in parte oscure. Fiumi di inchiostro sono stati utilizzati per documentare e suggerire contrastanti opinioni e la storia dei tarocchi si arricchisce continuamente anche grazie alle nuove teorie interpretative, a leggende riscoperte, a considerazioni anche solamente artistiche. Ogni ipotesi è a suo modo documentata e plausibile e contribuisce ad arricchire la cultura di queste carte così misteriose.
La pretesa oggi non è quella di svelare l’arcano e fornire una verità incontrovertibile, ma di proporre alcune differenti ipotesi non sempre ben riportate in scritti del settore, corredandole dei riferimenti utili a coloro che desiderassero approfondire il tema.
Per evitare di perdersi in un labirinto di supposizioni, cominciamo con il dire che non affronteremo il tema dell’origine delle carte da gioco in genere. Basti affermare che secondo le teorie più accreditate, queste nacquero in Cina oppure quale derivazione indiana degli scacchi e giunsero in Europa con le invasioni arabe.
Per quanto attiene i tarocchi, le più comuni e accreditate teorie vedono le loro origini nel rinascimento italiano ed in particolare nella fine del XIV secolo.
Fra tutti coloro che individuano come plausibile tale teoria, l’autorevole Giordano Berti sviluppa il tema con rigore e dettagliati riferimenti nel suo libro “Storia dei Tarocchi”. In particolare, quando tratta dei Tarocchi di Filippo Maria Visconti[1], afferma
“… È nota la passione del duca di Milano per i giochi in generale e in particolare per le carte; (…) Proprio alla passione del Duca per i giochi di carte si deve, forse, l’invenzione dei Trionfi. Purtroppo non esistono documenti che lo attestino, ma resta un gruppo considerevole di splendide carte, che per molto tempo è stato considerato il più antico mazzo di Tarocchi conosciuto… (…) Sto parlando dei cosiddetti Tarocchi di Filippo Maria Visconti…”.
Il testo del Berti tratta evidentemente molti altri aspetti della storia di questi arcani, rimanendo un’opera che, chi scrive, suggerisce di avere nella propria biblioteca. Per quanto ha tratto con ciò di cui vogliamo parlare, quanto detto sembra però sufficiente.
Ipotesi supportate da poche indagini storiche e spesso legate a fantasia e leggende, invece, vogliono far derivare l’invenzione dei tarocchi dalla saggezza egizia o caldea.
Come riportato nell’introduzione della bellissima opera “La Rota magica dei Tarocchi” di Mouni Sadhu[2], gli autori di opere di occultismo più famosi, quali Eliphas Lèvi, Theophrastus Bombastus von Hohenheim (Paracelso) e Papus (Dr. Gerard Encausse), sono dell’opinione che il vero simbolismo del Tarocco provenga dall’antico Egitto. Nel libro si legge
“… (…) Papus, in particolare, nel suo “Il Tarocco dei Bohemians”, narra di una leggenda secondo la quale (…) l’intera saggezza iniziatica dell’Antico Egitto venne rappresentata nei simboli delle carte del Tarocco, come ultimo tentativo di preservare questa saggezza a beneficio delle generazioni future; ciò fu fatto immediatamente prima che l’Egitto venisse assalito e devastato dall’esercito persiano (…)”.
Come si intuisce, un’origine interamente Egizia, quasi una traduzione del famoso libro di Thoth, basa le sue fondamenta su indizi e credenze difficili da dimostrare e testimoniare con documenti storici.
Teoria più articolata, ma costruita su basi solide e storicamente supportate, è quella che Carlo Bozzelli, nel suo “Il codice dei Tarocchi”[3] indica per la nascita dei Tarocchi di Marsiglia, considerati i tarocchi originali.
Il libro dedica ampio spazio all’argomento e sarebbe impossibile ripercorrere in poche righe tutti i ragionamenti che a partire dai primi secoli dopo Cristo ci portano ai giorni nostri. In modo molto sintetico, però, si può indicare che il Bozzelli evidenzia l’importanza e le connessioni della Provenza e della città francese di Marsiglia sia con la cultura cristiana che con la cabala sin dagli esordi dell’era cristiana stessa (nel 44 d.C. all’alba delle prime persecuzioni, un gruppo di seguaci di Gesù in fuga approda sulle coste francesi; secondo molti, il sacro Graal fu trasferito e conservato proprio in tale regione; nel 314 d.C. il primo concilio cristiano d’occidente viene ospitato in Provenza; il Sefer ha- Bahir (prima opera cabalistica in senso stretto) fu scritto verso la fine del XII secolo in questa terra da autore ignoto).
L’indagine prosegue poi con l’illustrazione della presunta relazione esistente tra la cultura egizia (oltre che quella greca) e i Padri della Chiesa, che avrebbero fatto da ponte tra gli antichi culti misterici egizi, la corrente gnostica e la nascente impalcatura della teologia cristiana. Per arrivare alle sue conclusioni, il Bozzelli chiama poi in causa Giovanni Cassino che, nato intorno al 356 d.C., dopo una vita avventurosa che lo porta a contatto per moltissimi anni con saggi quali Macario l’Egiziano (che avrebbe contribuito ad arricchire la cultura del Cassino con elementi appartenenti all’antica cultura egizia), fonda a Marsiglia il monastero oggi noto come l’Abbazia di San Vittore. Qui, secondo il Bozzelli,
“… (…) Cassiano svolse un ruolo di primo piano nelle vicende dei Tarocchi custodendone e tramandandone l’autentico Insegnamento … (…)”.
Il collegamento di san Vittore con i Visconti descritto a pag. 27 del libro, giustificherebbe la nascita dei Tarocchi Visconti Sforza che rimarrebbero i più antichi tarocchi mai ritrovati, ma perderebbero il primato di essere i primi tarocchi mai disegnati.
Molti altri sono i riferimenti, le citazioni e le credenze che sarebbe possibile riportare (come quelle che attribuiscono agli zingari il merito di aver diffuso i tarocchi in tempi più recenti), ma si rimanda alla curiosità di coloro che vogliono approfondire il tema dell’origine dei tarocchi, ben consapevoli che difficilmente una verità incontrovertibile potrà mai venire a galla.
I tarocchi, tuttavia, rimangono, per citare ancora una volta Mouni Sadhu “… la chiave di volta dell’intero sistema filosofico chiamato Ermetismo …”, ma ancora di più, sono settantotto specchi e “… (…) Come specchi gli Arcani ci riflettono, ci capovolgono … (…)”[4]… ma questa è un’altra storia e oggetto di un prossimo appuntamento.
[1] “Storia dei tarocchi – verità e leggende sulle carte più misteriose del mondo.”, Giordano Berti, Ed. Rinascimento, gennaio 2022 – Pag. 21
[2] “La rota magica dei Tarocchi”, Mouni Sadhu, Edizioni Mediterranee Roma, 2013, Vol.1, pag. 10
[3] “Il Codice dei tarocchi “, Carlo Bozzelli, Anima Edizioni, 2012, Cap. 2.
[4] “Dal Matto al Mondo, viaggio poetico nei tarocchi”, Francesca Matteoni, Ed effequ, 2021








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