La potenza delle parole non può che esprimersi magnificamente quando sia ordinata in schemi ritmici e metrici. La poesia è la più spontanea e profonda narrazione dell’anima e ha origini antichissime; è diventata nei secoli oggetto di studio finalizzato a lenire i tormenti e disagi di natura psicofisica.
Secondo quanto riporta la scrittrice Paola Gatti Crisostomidis “alcuni sciamani e stregoni del periodo preistorico usavano canti ritmici per aiutare i malati delle tribù. Canti egiziani 4000 anni avanti Cristo erano scritti sui papiri ed ingeriti dai pazienti per avere effetto immediato dal potere delle parole. Anche nella Bibbia si menziona l’uso di poesia e musica da parte di David per calmare il cuore selvaggio di re Saul.”
Tutto ciò senza dimenticare che nell’antica Grecia, “Apollo riuniva, come divinità, la poesia e la medicina” e Aristotele, nella sua Poetica, introdusse “la teoria della catarsi”. Questa sarebbe stata ripresa più avanti nella psicoterapia e in ambito teatrale ed artistico. Il primo poeta terapeuta, il medico romano Soranus, nel primo secolo dopo Cristo provò a trattare disturbi mentali facendo recitare scritti in forma poetica ai suoi pazienti.
Tutte queste premesse hanno garantito che la poesia venisse inserita nell’arte terapia”: niente meno che Freud era convinto che sogni e poesia costituissero connessioni con l’inconscio. La poesia è stupefacente. Il linguaggio poetico interpella le capacità dell’emisfero cerebrale destro, in risiedono le aree per eccellenza deputate al pensiero creativo le cui associazioni non sono lineari ma formano una rete ove la funzione di grammatica e sintassi è materializzare emozioni e costruire luoghi ed emozioni solo poco prima sconosciuti e improvvisamente evidenti non più solo al poeta ma al lettore che vedrà quei luoghi con gli occhi dell’anima dell’autore.
Malinconia, paura, nostalgia, oppure passione, amore, desiderio, sono i pilastri delle nuove dimensioni che aprono all’esplorazione di sé.
La poesia come terapia è semplice, consiste nella ricerca dei momenti quotidiani di scrittura, lettura o ascolto. Così la poesia diventa auto cura perché circoscrive stati d’animo nel perimetro di un componimento e in un certo senso li estrae dall’autore affievolendo stati d’animo negativi.

La poesia è un atto creativo personale, potrei dire che sia la capacità di creare ali autentiche e bellissime con cui spiccare il volo per non cadere nel precipizio del mal di vivere.








Lascia un commento