San Pietro: i segreti del colonnato

Nel giorno della sua elezione, il 7 aprile del 1655, Papa Alessandro VII (al secolo Fabio Chigi) mandò a chiamare Gian Lorenzo Bernini per commissionargli il progetto di una piazza da edificare davanti la nuovissima facciata della Basilica di San Pietro. Tale facciata, progettata dall’architetto Maderno, si era rivelata troppo larga e, inoltre, il prolungamento della Basilica verso il sagrato da lui progettato modificando i disegni originali del Buonarroti, impediva la vista della poderosa cupola.

Bernini propose al Papa la costruzione non di una, ma di due piazze: la prima, di forma trapezoidale che prevedeva una “prospettiva rallentata” davanti la Basilica. Tale tipo di prospettiva, utilizzata anche dal Buonarroti per la Piazza del Campidoglio, servendosi degli elementi architettonici avrebbe creato l’illusione di una minor distanza fra la facciata e la seconda piazza (il colonnato vero e proprio) in modo da invogliare l’osservatore ad arretrare fino al colonnato, ad una distanza tale da poter vedere anche la cupola (altrimenti nascosta dalla facciata).

Il colonnato della seconda piazza ha una forma ellissoidale e richiama l’abbraccio della Chiesa verso i suoi fedeli. E’ composto da 284 colonne e 88 pilastri che sorreggono un architrave. In corrispondenza di ogni colonna sono state collocate 140 statue in marmo, alte poco più di tre metri (esattamente la metà di quelle poste sulla sommità della facciata della basilica) e raffigurano, tra gli altri, San Paolo, Santo Stefano, San Benedetto, San Francesco d’Assisi, San Filippo Neri, diversi papi, martiri e anche trentotto donne. Le statue furono realizzate dai collaboratori di Bernini utilizzando lo stesso marmo delle colonne e dei pilastri: il “travertino”.  L’opera ha richiesto oltre 44.000 metri cubi di travertino proveniente dalla vicina Tivoli. Per il completamento dei lavori occorsero centinaia di operai molti dei quali volontari che offrirono la loro opera per l’espiazione dei propri peccati.

Tra le fontane e l’obelisco, si trovano due dischi sulla pavimentazione, recanti la dicitura “centro del colonnato”. Posizionandovi sopra di essi, infatti, le file di colonne “scompaiono” tanto che lo sguardo vedrà una sola fila di colonne.

Al centro della piazza, per volere del papa Sisto V, nel 1586 era già stato sistemato un obelisco in granito rosso proveniente da Heliopolis, Egitto, tradotto a Roma dall’imperatore Caligola. La sua altezza misura, compreso il basamento, più di quaranta metri. Per evitare che si spezzasse durante il lungo viaggio fra l’Africa e Roma, fu trasportato su una nave carica di lenticchie. L’obelisco non ha i lati decorati e non reca alcuna iscrizione, forse perché fu portato a Roma non finito, direttamente dal luogo di scavo, o per la morte improvvisa del faraone che lo aveva commissionato. Nel 1817 l’astronomo Mons. Luigi Gilii, trasformò l’intera piazza nella meridiana più grande del mondo il cui “gnomone” (lancetta) è rappresentato proprio dall’obelisco che va a proiettare la sua ombra su una striscia di granito rosso e su dei dischi in marmo bianco collocati sul selciato.

Le due fontane, quasi gemelle,  sistemate simmetricamente ai lati dell’obelisco, furono realizzate in epoche diverse. Quella di destra (guardando da Via della Conciliazione) fu realizzata da Carlo Maderno nel 1614 riutilizzando gli elementi di una preesistente fontana. L’architetto ebbe la brillante idea di rovesciare il catino superiore affinché l’acqua ricadendo si frantumasse, creando una miriade di zampilli, con un originale ed iridescente effetto velo. La seconda fontana venne progettata nel 1677 dal Bernini che, prendendo a modello quella precedente, aggiunse un tocco personale  collocando delle decorazioni allo stelo e dei delfini all’ottagono della base.

Noi siamo abituati ad ammirare la maestosità di San Pietro già da Castel Sant’Angelo, percorrendo con lo sguardo la maestosa Via della Conciliazione, ma un tempo non era così. Fino ai primi anni ’30, vi erano molti palazzi del quartiere di Borgo, la famosa “Spina”, proprio perché si incuneava fino al confine di Piazza San Pietro. Con la demolizione del quartiere per far posto a via della Conciliazione si è decretata la perdita dell’idea prospettica che il Bernini voleva dare al visitatore, regalando la sorpresa di uscire dalla Spina di Borgo per giungere alla meraviglia dell’enorme piazza con il colonnato davanti alla Basilica.

Testo e foto di Nino Bertolino

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