Siviglia: la Feria de abril

Siviglia: la Feria de abril

Siviglia è da sempre considerata una delle città più affascinanti d’Europa. Il solo pronunciarne il nome evoca le immagini della vera Spagna: edifici dalla bellezza solare, chiese barocche con altari dorati traboccanti di angeli e santi, profumo di zagara nell’aria, gente calorosa che ti accoglie e ti fa sentire a casa. E così, quando posso, mi reco nella capitale andalusa, come per seguire un richiamo ancestrale. Lo faccio specialmente in primavera, durante il periodo della Feria, una delle più emblematiche feste della Spagna, un evento che dura una settimana, carico di colori, gioia e tradizioni, che si tiene ogni anno, dalla seconda domenica dopo Pasqua.

Nata nel 1847 come una fiera di bestiame, col tempo, la Feria, si è trasformata in una festa dove la voglia di divertimento ha preso il sopravvento rispetto all’originario spirito commerciale. Per l’occasione vengono allestiti più di mille stand (casitas), all’interno di una vasta area, denominata Real de la Feria, di 450.000 metri quadrati, a sud del quartiere Remedios. Il nome Real risale ad un’antica moneta spagnola, e corrispondeva al prezzo da pagare per un giro in calesse all’interno del recinto. Le casitas sono riccamente addobbate con pitture, fregi e festoni dai colori sgargianti. Ogni anno il Comune assegna un premio per le migliori decorazioni. 

Per l’illuminazione notturna vengono utilizzate più di 240.000 lanterne (farolillos) colorate, utilizzate per la prima volta nel 1877 in occasione della visita della regina Isabella II. L’inaugurazione, tanto attesa dai sivigliani, avviene la notte del sabato, allo scoccare della mezzanotte, quanto il grande portale di legno viene illuminato (alumbrao de la portada). Questa struttura, che da il benvenuto ai visitatori, cambia ogni anno e si ispira ai più bei monumenti della città. Quest’anno è stata progettata dall’architetto italiano Davide Gambini riprendendo le forme dell’edificio in stile mudejar, sede del Museo delle arti e dei costumi popolari sito nel vicino Parco Maria Luisa. Prima di recarsi all’inaugurazione la gente usa partecipare ad abbondanti banchetti a base di pesce e frutti di mare.

Per un’intera settimana il Real de la Feria accoglie sivigliani e turisti vestiti elegantemente, come da “etichetta”. Le donne sciamano da casita in casita sfoggiando i loro coloratissimi abiti tradizionali (traje de flamenca), ogni giorno uno diverso, con gli immancabili scialli a frange e pettini arricchiti da coloratissimi fiori. 

All’interno delle casitas, fino a notte inoltrata, la gente balla sulle note della sevillana, un sottogenere del flamenco, eseguita rigorosamente dal vivo. In un ambiente accogliente e familiare vengono serviti i piatti della tradizione locale: jamòn, formaggi tipici, montaitos e tapas di tortilla di patate. Il tutto accompagnato da calici di vino bianco o caraffe di rebujito, un cocktail composto da manzanilla, gazzosa e ghiaccio.

Le larghe strade (più di quindici) vengono ricoperte di “albero”, la tipica sabbia arancione normalmente usata per le arene della corrida. I loro nomi rievocano celebri toreri sivigliani e diventano la cornice di un viavai di cavalli e di carrozze (unici mezzi ammessi all’interno del sito) condotte da cavallerizzi e amazzoni in abiti tradizionali.

Alla Feria di Siviglia quasi tutte le casitas sono private e per questo l’accesso è limitato ai soli ospiti. Tuttavia, chi non ha conoscenze sivigliane può usufruire delle strutture pubbliche (poche, solo 15) appartenenti, oltre che all’amministrazione comunale, a varie associazioni e partiti politici.

A notte fonda, terminata la festa, è quasi d’obbligo fermarsi dagli ambulanti appena fuori il “recinto feriale” per un ultimo spuntino a base di Churros e cioccolata calda. C’è invece chi preferisce gustare dei caldissimi bunuelos, delle ciambelle fritte tipiche del popolo gitano che vive nel colorato quartiere di Triana. 

La Fiera d’aprile è una festa ricca di poesia e tradizione, un’esperienza che lascia un segno indelebile nel cuore di chi la vive.

Testo e foto di Nino Bertolino

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