Istanbul, la città dei gatti: un legame millenario

Istanbul, affascinante crocevia tra Oriente e Occidente, incanta ogni anno migliaia di turisti con i suoi tesori storici. Dalle vestigia dell’antica Bisanzio, capitale dell’Impero Romano d’Oriente, ai monumenti ottomani, la città custodisce un patrimonio inestimabile. Ma a rendere Istanbul davvero unica è un altro protagonista inaspettato: il gatto.

Un’amicizia millenaria

Il legame tra gli abitanti di Istanbul e i felini ha radici profonde, risalenti all’epoca bizantina. Scavi archeologici hanno portato alla luce resti di gatti ben nutriti, a testimonianza di un rispetto e di una cura per questi animali che dura da secoli. Anche l’Islam, religione maggioritaria in Turchia, ha un profondo rispetto per i gatti. Si narra che il profeta Maometto amasse molto questi animali e che, per non disturbare uno che dormiva sulla sua manica, preferì tagliare un pezzo di tessuto. Non a caso, un proverbio turco recita: “Se hai ucciso un gatto, devi costruire una moschea per essere perdonato da Dio”.

Gatti liberi e amati

A Istanbul, i gatti sono ovunque: sui monumenti, nelle moschee, nei bar, nei negozi, nei vicoli. La loro presenza è talmente pervasiva che si stima che la città ne ospiti circa 200.000. Gli abitanti li considerano parte integrante del tessuto urbano e si prendono cura di loro con affetto. Molti lasciano ciotole d’acqua e cibo in strada, installano cucce e li coccolano come se fossero dei veri e propri membri della famiglia. I gatti, a loro volta, sembrano aver capito di essere i benvenuti e si muovono per la città con disinvoltura, occupando i posti migliori e richiedendo attenzioni. Girano indisturbati fra i tavoli dei ristoranti dove, il più delle volte, ricevono bocconi prelibati dai commensali. Il cimitero adiacente alla Moschea di Solimano, con la sua ricca colonia felina, è un’ulteriore testimonianza di questo fenomeno. Qui, i gatti vivono in perfetta armonia con l’ambiente circostante, creando un’atmosfera unica e suggestiva.

Una mascotte speciale

Un esempio emblematico è la storia di “Gli”, una gatta che per 16 anni è stata la mascotte della Moschea di Santa Sofia. La sua presenza era diventata talmente familiare che i visitatori la cercavano quasi quanto i mosaici bizantini.

Un modello da seguire

L’esempio di Istanbul dimostra come sia possibile convivere in armonia con gli animali, rispettandone la libertà e la dignità. I gatti della città turca sono un simbolo di questa convivenza pacifica e di un profondo rispetto per la natura.

Testo e foto di Nino Bertolino

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