Il Palazzo Bahia: il palazzo delle meraviglie di Marrakech

Immagina di vagare per le strade polverose di Marrakesh, un dedalo di vicoli tortuosi, mercanti che urlano e l’aroma di spezie che ti accarezza le narici. All’improvviso, come per magia, un portone dorato si materializza davanti a te. Un portone che non sembrava avere intenzione di svelare nulla di speciale, anzi, un po’ come se dicesse: “Tranquillo, dietro di me non c’è nulla da vedere, prosegui pure.” Ma non ti lasci ingannare, vero? Spingi quella porta con un po’ di sospetto e… BAM! Entri direttamente in un sogno.

Benvenuto nel Palazzo Bahia, dove il concetto di “modestia” è stato dimenticato come una scarpa sotto il letto. Non appena varchi la soglia, ti trovi davanti a un’esplosione di bellezza che ti fa venir voglia di urlare: “Ma chi ha avuto tutto questo buon gusto?!”

Il Palazzo Bahia, costruito tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, è il risultato dell’ambizione di due uomini: Si Moussa, il gran visir del sultano, e suo figlio, Ba Ahmed, che ne continuò l’opera. La parola “Bahia” significa “brillantezza”, e mai nome fu più azzeccato! 

Ogni angolo del Bahia è un trionfo di dettagli talmente elaborati che ti chiedi se qualcuno, da qualche parte, ha trascorso decenni della sua vita con una lente d’ingrandimento e un pennello microscopico. Le piastrelle zellij danzano sotto i tuoi piedi come fossero un caleidoscopio in technicolor, e i soffitti? Ah, i soffitti! Intagliati come fossero l’opera di un artigiano divino. È quasi difficile non rimanere ipnotizzati fissando quelle geometrie perfette. Potresti rimanere lì a fissare per ore, dimenticandoti che sotto di te ci sono ancora due piedi umani che prima o poi si stancheranno.

Ma il vero colpo di scena arriva quando attraversi il giardino interno. È come essere trasportati direttamente nell’eden, ma con più fontane e meno serpenti tentatori. Qui, alberi di arancio e gelsomino ti avvolgono con il loro profumo, mentre l’acqua gorgogliante delle fontane crea una musica di sottofondo che sembra dirti: “rilassati, sei nel Bahia ora, e il tempo non esiste.”

Poi c’è la sala da ballo, che ti fa venire voglia di indossare una tunica e danzare sotto lampadari che sembrano cristalli di stelle cadute dal cielo. Le porte intagliate, i mosaici intricati, i soffitti dipinti di un blu così profondo da far impallidire l’oceano… ti senti quasi in soggezione, come se ogni passo dovesse essere approvato da qualche spirito antico che veglia sul palazzo.

E poi, quando pensi di aver visto tutto, spunta un altro cortile, un’altra sala, un altro soffitto che ti lascia a bocca aperta. È come se ognuna delle 160 stanze meravigliosamente decorate dai migliori artigiani del Marocco avesse un piccolo segreto da svelarti, quasi a voler dire: “Oh, credevi fosse tutto qui? Aspetta di vedere questo!”.

Quando esci dal Bahia, sei ancora stordito dalla bellezza, come se avessi attraversato una dimensione parallela dove l’arte e l’eleganza governano sovrane. Il mondo reale ti sembra improvvisamente troppo semplice; ti guardi attorno e le strade di Marrakesh ti sembrano improvvisamente più grigie, più caotiche, come se il mondo reale non potesse competere con quello che hai appena visto.

E così, con un sorriso sognante e gli occhi ancora pieni di meraviglia, ti allontani, sapendo che, in qualche modo, il Bahia ha rubato un pezzetto della tua anima… per sempre.

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