L’Ikigai, termine che deriva dall’unione delle parole Ikiru (vivere) e Kai (materializzazione di ciò che si desidera), è una filosofia di vita giapponese che si può tradurre letteralmente come “ragione di essere” o “motivo per svegliarsi la mattina”. Non a caso, uno dei segreti della longevità giapponese, in particolare dei centenari che vivono ad Okinawa, sta proprio nell’Ikigai.
Questa antica concezione della vita, profondamente radicata nella cultura giapponese, offre una guida per trovare equilibrio, felicità e realizzazione personale. Secondo questa filosofia, tutti noi abbiamo un Ikigai, ma non tutti lo scopriamo perché è necessaria una ricerca profonda che implica un viaggio introspettivo alla scoperta di sé.

Negli ultimi anni, l’Ikigai ha attirato l’attenzione del mondo occidentale, offrendo un approccio unico per affrontare le sfide quotidiane e migliorare il benessere.
Le radici dell’Ikigai
Si crede che il concetto abbia avuto origine nella regione di Okinawa, un’area famosa per l’alta aspettativa di vita dei suoi abitanti. L’Ikigai non è visto come un concetto statico, ma come un processo dinamico che evolve nel corso della vita. Adattandosi alle diverse fasi dell’esistenza, essa si trova all’incrocio di quattro elementi fondamentali:
- Ciò che ami fare: le tue passioni e ciò che ti fa sentire vivo;
- Ciò in cui sei bravo: le tue abilità e competenze;
- Ciò di cui il mondo ha bisogno: come puoi contribuire alla società o fare la differenza;
- Ciò per cui puoi essere pagato: le opportunità professionali o economiche che puoi perseguire.

Quando questi quattro elementi si sovrappongono, si crea un senso di scopo e di soddisfazione che guida la vita quotidiana.
Un Ponte tra Oriente e Occidente
Il concetto di Ikigai può sembrare distante dalle realtà occidentali, dove la vita è spesso caratterizzata da un ritmo frenetico e dall’ansia di raggiungere il successo a tutti i costi. Tuttavia, proprio per queste ragioni, l’Ikigai, incoraggiando una riflessione più profonda sul senso della propria esistenza e offrendo un antidoto a un’esistenza spesso percepita come vuota o priva di significato, sta guadagnando popolarità in Occidente. Qui l’adozione dell’Ikigai può portare numerosi benefici, sia a livello individuale che collettivo. A livello personale, aiuta a ridurre lo stress e l’ansia, promuovendo uno stile di vita più equilibrato e centrato sulle proprie passioni e valori. A livello professionale, l’Ikigai può essere uno strumento potente per ridefinire la propria carriera o identificare percorsi che siano in linea con le proprie aspirazioni e abilità, oltre che con le esigenze del mercato.
Ma attenzione: integrare l’Ikigai nella vita quotidiana richiede introspezione e un impegno consapevole. Non si tratta di trovare una risposta immediata, quanto di intraprendere un viaggio personale.
Le Conseguenze di un Equilibrio Incompleto
Come accennato, il concetto di Ikigai si basa sull’integrazione armoniosa di quattro elementi fondamentali: ciò che ami, ciò che sai fare bene, ciò di cui il mondo ha bisogno, e ciò per cui puoi essere pagato. Quando tutti e quattro questi elementi si sovrappongono, si crea una vita piena di significato e soddisfazione.
Tuttavia, cosa accade quando ci si trova in una delle posizioni intermedie, mancando l’integrazione completa dei quattro principi?
- La passione: amore e talento, ma senza utilità e retribuzione

Trovarsi nella posizione intermedia tra “ciò che ami” e “ciò che sai fare bene” genera quella che può essere definita una passione. La passione è una forza potente che spinge a investire tempo ed energia in attività che danno grande soddisfazione personale. Tuttavia, se queste passioni non sono connesse a un bisogno reale del mondo o a una retribuzione economica, possono trasformarsi in una fonte di frustrazione e insoddisfazione così come in un senso di inutilità o di fallimento nel lungo termine.
- La missione: amore e necessità, ma senza talento e retribuzione
Essere a metà strada tra “ciò che ami” e “ciò di cui il mondo ha bisogno” crea una missione. Qui, c’è una profonda connessione con il mondo esterno e un desiderio di contribuire. Tuttavia, se manca il talento necessario per eccellere o non si riesce a ottenere un’adeguata ricompensa economica, si può sperimentare un senso di impotenza o di scoraggiamento e si può finire per sentirsi inefficaci o sacrificati.

- La professione: talento e retribuzione, ma senza amore e necessità
Quando ci si trova tra “ciò che sai fare bene” e “ciò per cui puoi essere pagato”, si è nella zona della professione. In questa posizione, dove il lavoro offre sicurezza finanziaria ma non soddisfa emotivamente, se non c’è amore per ciò che si fa o se il lavoro non risponde a un bisogno più grande, può subentrare un senso di vuoto e alienazione.
Col tempo, questo squilibrio può portare a un’esistenza monotona e priva di scopo, dove l’insoddisfazione interiore cresce, nonostante i successi esterni.

- La vocazione: necessità e retribuzione, ma senza amore e talento
Essere a metà tra “ciò di cui il mondo ha bisogno” e “ciò per cui puoi essere pagato” crea una vocazione. In questa posizione, si risponde a un’esigenza della società e si viene retribuiti per farlo. Tuttavia, se non c’è passione per ciò che si fa o non si hanno le competenze necessarie, il lavoro può diventare un peso, piuttosto che una fonte di soddisfazione. Questa condizione può portare a un senso di sacrificio e di disconnessione, con il rischio di sviluppare un senso di alienazione e di insoddisfazione cronica.

In sintesi, quando si vive in una delle zone intermedie dell’Ikigai, si sperimenta una forma di realizzazione parziale. Questo può portare a sentimenti di frustrazione, insoddisfazione o addirittura di burnout. Per superare questi squilibri, è essenziale riflettere su come integrare gli elementi mancanti nella propria vita.
Trovare il proprio Ikigai: una guida all’introspezione
Per ricercare il proprio Ikigai nel ritmo frenetico della vita occidentale, è essenziale creare momenti di tranquillità: trovare nei propri spazi quotidiani il tempo per riflettere è il primo passo da compiere. Questo potrebbe essere attraverso pratiche come la meditazione, passeggiate nella natura, scrivere un diario o semplicemente sedersi in silenzio senza musica o distrazioni.

Alcune delle domande chiave da porsi nei nostri momenti di riflessione possono essere:
– quali attività mi danno gioia, energia e soddisfazione? (ripensa ai momenti in cui ti sei sentito completamente assorbito e felice in ciò che stavi facendo) e soprattutto con cosa ti senti veramente a tuo agio? (quando ti trovi in mezzo ad altra gente e con essa ti relazioni, oppure quando coinvolto in attività più solitarie? Ami il rischio oppure lo temi?);
– in cosa sono bravo e riesco senza sforzi meglio degli altri? (riconoscere i propri punti di forza è il primo passo per comprendere come essi possono essere utilizzati in modo significativo) e soprattutto, con quali attività il tempo vola? (Rispondere a questa domanda ti permetterà di tornare al tempo in cui eri bambino, non ancora distanziato dalle cose che ci davano maggiore soddisfazione. Per trovare il nostro Ikigai a volte è sufficiente guardarsi indietro!).
– di cosa ha bisogno il mondo? (considerare come le proprie abilità e passioni possono rispondere a un bisogno o a un problema della società);
– per cosa posso essere pagato? (Quali delle mie abilità o passioni possono essere utili professionalmente o possono generare un ritorno economico?)
Un processo in continua evoluzione
Trovare il proprio Ikigai completo è un processo dinamico e in continua evoluzione; un processo che richiede esplorazione, sperimentazione; che invita a sviluppare le proprie competenze e a scoprire nuove passioni. Ciò che si scopre è che man mano che si cresce in questo nostro percorso interiore, il processo cambierà nel tempo. L’importante è rimanere aperti e pronti ad esplorare nuove sfide: la ricerca del nostro Ikigai è un viaggio, non un punto di arrivo.

Mi raccomando: non aspettatevi necessariamente una grande rivoluzione nella vostra vita o uno sconvolgimento interiore! Molto spesso trovare il proprio Ikigai ci consente solamente di osservare la realtà che ci circonda con occhi differenti, trovando nelle piccole gioie quotidiane quelle che ci conducono ad una vita vissuta pienamente e al nostro obiettivo finale.
Ricordate che molto spesso la difficoltà non risiede nel raggiungere il proprio Ikigai, ma nel mantenerlo nel corso del tempo in un equilibrio tra le esigenze materiali e il benessere spirituale.
E voi? Avete mai provato a cercare la felicità?








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