Volare sul deserto dorato

Volare sul deserto dorato

Le cinque del mattino: il suono della sveglia ti sorprende ancora abbracciato al cuscino, in una tenda nel mezzo del Wadi Rum: quel posto incantato in Giordania che sembra uscito direttamente da un film di fantascienza. 

Fuori, il deserto è immerso in un silenzio surreale, rotto solo dal rumore dei motori di una jeep che arriva a prenderti. È ancora buio, e l’aria è fresca, con quel pizzico di freddo che ti sveglia all’istante appena metti il naso fuori dalla tenda.

Sali con i tuoi compagni sulla jeep con una combinazione di sonno e adrenalina, e inizia il tragitto attraverso il deserto. Il fascio dei fari delle jeep illumina solo un pezzettino di quel paesaggio infinito di sabbia e rocce, e hai l’impressione di trovarti nel mezzo di un film di Indiana Jones. Dopo pochi minuti, arrivi in un piccolo spiazzo dove una scena magica sta prendendo forma: la squadra di piloti e tecnici è già impegnata nei preparativi di approntamento delle mongolfiere.

I palloni, ancora sgonfi, sono distesi a terra: sembrano giganteschi draghi addormentati. Ma presto, il ruggito dei bruciatori rompe il silenzio.

Vedi queste fiamme enormi schizzare verso il cielo buio e, a poco a poco, i palloni si gonfiano, prendono forma. La luce del fuoco, il bagliore caldo contro il blu scuro del cielo, ti fa trattenere il fiato: è uno spettacolo ipnotico.

Le indicazioni di sicurezza che vengono impartite dal “pilota”, i mormorii di coloro che condividono la tua esperienza, tutto contribuisce ad elettrizzare l’atmosfera. E finalmente, è ora di salire a bordo, in un cesto che è più stabile di quanto potresti pensare, ma che comunque provoca un po’ di batticuore! Poi, lentamente, ti sollevi da terra. 

Man mano che ti alzi, il paesaggio si apre in tutta la sua maestosità. Vedi il Wadi Rum stendersi sotto di te come un quadro vivente: le dune dorate, le rocce scolpite dal vento, i colori che si mescolano e mutano a ogni minuto. La sabbia, che a terra appariva uniforme, ora rivela infinite sfumature che vanno dall’ocra al rosso intenso, con macchie di grigio e nero che creano un contrasto drammatico.

Il volo è silenzioso, eccetto per il soffio intermittente dei bruciatori. Guardi in basso e ti sembra di galleggiare sopra un altro pianeta. Questo paesaggio infinito è tutto per te, e ti senti minuscolo ma immenso allo stesso tempo. È difficile spiegare, ma lì, sospeso nel nulla, senti una pace incredibile ed hai l’impressione di essere sospeso nel tempo, galleggiando tra i colori e i giochi di luce che accendono il deserto. Ti senti come se stessi guardando un quadro dipinto proprio per te.

Mentre fluttui tutto sembra ricordarti le parole di Richard Bach: “Puoi essere chiunque, ovunque, in ogni momento: nessun luogo è lontano.” In quel momento, sospeso a centinaia di metri sopra il deserto, queste parole prendono un significato nuovo, profondo. Ogni cosa appare vicina e possibile, e ti senti libero come non mai. Sopra di te, il cielo si apre in un blu infinito; sotto di te, il deserto è un mare silenzioso di colori che mutano a ogni istante. La luce calda dell’alba trasforma la sabbia in un tappeto dorato, e le rocce, scolpite dal vento, sembrano monumenti antichi che parlano di storie millenarie. Tutto questo ti avvolge in un abbraccio immenso e senza tempo.

Mentre il cesto scivola dolcemente tra le correnti d’aria, ti rendi conto che è come se stessi fluttuando tra passato e futuro, tra cielo e terra, sospeso in un presente perfetto. Senti una leggerezza incredibile, una pace profonda, come se anche il peso dei pensieri più pesanti si fosse dissolto. Qui, davvero, nessun luogo è lontano: ogni orizzonte sembra a portata di mano, e tu, semplicemente, fai parte di questa meraviglia senza confini.

Allora capisci che non sei solo un viaggiatore sopra il deserto, ma un’anima che esplora il senso stesso di libertà e scoperta.

Ma poi arriva il momento di scendere. Il pilota inizia a dare le indicazioni per l’atterraggio, e il vento decide di rendere le cose un po’ interessanti. Non è un atterraggio elegante, anzi : la mongolfiera tocca terra, ma il cesto rimbalza, scivola, un po’ come un sassolino lanciato sull’acqua. Ridi, mentre ti tieni forte, e con un paio di sobbalzi in più il cesto si adagia lentamente su un fianco e finalmente ti fermi. La sabbia vola, e tutti nel cesto si scambiano sguardi e risate: hai appena toccato terra nel cuore del deserto.

Con un sorriso largo stampato sul viso e la sabbia tra i capelli, scendi dal cesto e ti ritrovi a camminare di nuovo sulla terra ferma. Guardi indietro, verso la mongolfiera che ti ha portato in questo viaggio magico, e ti chiedi se fosse un sogno. (scrivetemi per eventuali informazioni e dettagli).

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