Se ti dicessi che in Vietnam esiste una pagoda che sembra galleggiare nel vuoto, ci crederesti? Beh, nel cuore pulsante di Hanoi, tra laghetti e giardini, sorge la celebre Chùa Một Cột, la Pagoda ad un solo pilastro, uno dei simboli spirituali e architettonici più iconici del Vietnam.
Quando decidi di visitarla, appena scendi dal taxi nel cuore di Hanoi, il rumore della città ti avvolge come una coperta di suoni: motorini che sfrecciano, venditori ambulanti che gridano, clacson impazziti. Ma bastano pochi passi nel complesso della Pagoda per entrare in un altro mondo. Un mondo fatto di silenzio, storia e un pizzico di magia. Il primo impatto è davvero sensazionale.

Nonostante abbia visto decine di foto prima di arrivare qui, ritrovarsi di fronte alla pagoda è tutt’altra storia. Il piccolo tempio in legno, poggiato su un unico pilastro di pietra, sembra quasi fluttuare sopra l’acqua. Un piccolo stagno circonda la base, con qualche foglia di loto che galleggia sulla superficie. Il primo pensiero? “Se la guardo troppo forte, magari cade!” E invece è lì, immobile, sospesa nel tempo da quasi mille anni.
Costruita nel 1049 dall’imperatore Lý Thái Tông, questa straordinaria pagoda è da un lato un capolavoro architettonico e dall’altro un monumento alla fede e alla speranza. La leggenda narra che l’imperatore, disperato per la mancanza di un erede, sognò la dea della misericordia (Quan Âm) che gli consegnava un bambino mentre era seduto su un fiore di loto. Poco dopo, sposò una giovane donna e divenne padre. Per celebrare questo miracolo, fece costruire la pagoda su un unico pilastro, come un fiore di loto che emerge dalle acque.



Salire la piccola scalinata e trovarsi davanti all’altare avvolto nell’incenso è un’esperienza mistica. Il silenzio surreale che avvolge la pagoda contrasta con il caos della città che la circonda, creando un senso di pace assoluta.

Mentre si salgono i pochi gradini che portano all’altare, torna in mente la storia di questa pagoda e con l’odore dell’incenso nell’aria e il suono lieve dei campanelli mossi dal vento, sembra quasi di essere dentro quella storia.
Una volta in cima, l’altare principale appare in tutta la sua semplicità: qualche candela, un paio di offerte di frutta e fiori freschi, e una statua dorata della dea Quan Âm che osserva i visitatori con un’espressione serena. Accanto a te, un’anziana signora vietnamita unisce le mani e prega in silenzio. Nonostante tu non comprenda le sue parole, l’energia del momento è tangibile.



Se ti fermi per qualche istante, lasciando che la tranquillità del posto ti avvolga, questo piccolo angolo di Hanoi sembra completamente scollegato dal caos esterno. Dall’alto della pagoda, ti giri e guardi oltre i suoi confini. In lontananza, il Mausoleo di Ho Chi Minh si staglia imponente, mentre i giardini circostanti ospitano monaci in tuniche color ocra che camminano lentamente. Questo contrasto tra l’antico e il moderno, tra il sacro e il profano, è il vero cuore di Hanoi.
Non sempre il progresso migliora le cose
Purtroppo, l’intervento dell’uomo moderno non sempre è efficace nel preservare le realizzazioni di chi ci ha preceduto.
Nel corso dei secoli — e in particolare nel Novecento, infatti, — la pagoda ha subito numerosi interventi di restauro, alcuni necessari, altri meno attenti all’integrità originaria. Durante il periodo coloniale e soprattutto dopo la distruzione avvenuta nel 1954 per mano delle truppe francesi in ritirata, la ricostruzione ha visto l’utilizzo di materiali più pesanti, come il cemento, al posto delle strutture lignee flessibili.

Se la sua struttura originale, in legno e poggiata su un pilastro centrale immerso in uno stagno, evocava la leggerezza e la grazia di un fiore che sboccia sull’acqua, con un equilibrio visivo tra architettura e natura che conferiva alla pagoda un senso di armonia quasi fluttuante, l’aver rinforzato il pilastro centrale con tecniche moderne, ne hanno ridotto l’effetto visivo di leggerezza e fragilità poetica.
Queste modifiche, pur mantenendo in vita l’edificio, hanno un pò snaturato il suo spirito originario. L’elasticità della costruzione lignea, pensata per integrarsi con l’ambiente e adattarsi ai movimenti della terra, è stata sacrificata in favore della durabilità. La ricostruzione ha privilegiato l’efficienza strutturale a scapito della delicatezza simbolica che rendeva unica la Pagoda.



Oggi, Chùa Một Cột continua a essere un luogo di culto e una meta turistica amata, ma osservandola con attenzione, si può cogliere la tensione tra l’autenticità perduta e il tentativo di conservazione. Una bellezza ancora presente, ma con cicatrici silenziose che raccontano la storia di un Vietnam in cammino tra tradizione e modernità.
Qualche consiglio?
Il momento migliore per visitare la Pagoda è la mattina presto (si lo so stai pensando: come sempre e per ogni monumento…): in quest’orario si evita la folla e si ha la possibilità di godersi impagabili momenti di pace.
Ricorda che stai per visitare un luogo sacro: l’invito è di vestirsi in modo adeguato, anche se non esistono restrizioni particolari.
Una volta visitata la Pagoda, non mancare di visitare altre attrazioni a te vicine, come il Mausoleo di Ho Chi Minh e il Tempio della Letteratura.


Insomma, se hai voglia di vivere un angolo di Vietnam che sa di storia, leggenda e un pizzico di magia, la Pagoda ad un Solo Pilastro è una tappa imperdibile: mentre torni verso la città brulicante di vita, ti lascerà con il cuore leggero e lo sguardo pieno di meraviglia! Un pensiero ti accompagna: certe meraviglie non si possono spiegare, bisogna viverle.








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