Neuro-reflessologia plantare: integrazione riflesso terapica e modulazione neurofisiologica

La riflessologia (o reflessologia come afferma Orlando Volpe nel suo “Atlante di Reflessologia Plantare”) è una pratica olistica che trova il suo razionale fisiopatologico nel concetto di connessione somato-viscerale (cioè il legame tra le parti del corpo come muscoli e pelle e gli organi interni) e nella possibilità di attivazione di risposte riflesse attraverso stimolazioni meccaniche di aree corporee periferiche, in particolare piedi, mani, volto e orecchie.

Le principali ipotesi di funzionamento della reflessoterapia comprendono:

  • attivazione di vie nervose afferenti periferiche, con modulazione dei circuiti spinali e sovra-spinali: in parole povere, stimolazione delle vie nervose che partono dalla periferia del corpo (come la pelle o i muscoli) e inviano segnali al sistema nervoso centrale, influenzando il funzionamento del midollo spinale e del cervello attraverso meccanismi riflessi locali e a distanza.
  • influenza sul sistema nervoso autonomo (SNA), con effetto sul bilanciamento simpatico-parasimpatico (cioè sul corretto equilibrio fra l’attività tra la parte attivante (simpatica) e quella rilassante (parasimpatica)), modulazione del tono vasomotorio e ripristino dell’omeostasi neurovegetativa (la riflessologia può quindi aiutare a riequilibrare il sistema che regola automaticamente funzioni vitali come battito cardiaco, respirazione, digestione e pressione; 
  • effetti sul rilascio di neuromediatori come endorfine, serotonina e dopamina, con impatto analgesico, ansiolitico e regolatore dell’umore;
  • modulazione della circolazione linfatica e del microcircolo, con potenziamento del drenaggio interstiziale e lo smaltimento delle tossine, e dei processi di clearance metabolica/ un migliore funzionamento del metabolismo.

Dalla Reflessologia classica alla Neuroreflessologia

La reflessologia plantare classica è forse la forma più conosciuta di reflessologia. Questa tecnica, si fonda su mappe zonali corrispondenti a strutture viscerali e muscolo-scheletriche (cioè su mappe che collegano punti del piede a organi, ghiandole e altre strutture del corpo). Gli operatori esperti riescono, attraverso la palpazione mirata di specifici punti sulla pianta o dorso del piede, a stimolare organi interni, vertebre, ghiandole endocrine e sistemi di regolazione neurovegetativa.

La neuroreflessologia plantare, che coniuga le conoscenze tradizionali della reflessologia con la moderna neurofisiologia e le neuroscienze, rappresenta un’evoluzione metodologica che pone l’accento sulla stimolazione mirata di aree neurospecifiche, spesso in prossimità di terminazioni nervose sensoriali ad alta densità, allo scopo di indurre modificazioni funzionali nel sistema nervoso centrale (SNC) e periferico.

Il trattamento si basa su:

  • stimolazioni localizzate, delicate e non invasive, ma neuroattive, finalizzate a innescare risposte del sistema nervoso;
  • coinvolgimento di specifiche aree riflesse associate a centri nervosi del midollo spinale, gangli spinali e nuclei encefalici, in particolare in ambito limbico, talamico e del tronco encefalico;
  • target terapeutici predefiniti, cioè obiettivi terapeutici personalizzati a seconda della diagnosi funzionale e della valutazione della situazione e condizione del paziente.

Il sistema glinfatico: implicazioni in neuroreflessologia

Il sistema glinfatico, è un meccanismo identificato solamente nel 2012 e costituisce un circuito perivascolare deputato alla clearance del parenchima cerebrale, in particolare durante il sonno ad onde lente (sonno profondo): in parole povere è un meccanismo simile al sistema linfatico del resto del corpo deputato al drenaggio del cervello e all’eliminazione di sostanze di scarto e tossine che, se accumulate, possono essere collegate a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer o il Parkinson (ma non solo). 

Il liquido cerebrospinale (CSF) penetra lungo gli spazi perivascolari arteriosi e, attraverso i canali acquaporinici degli astrociti (un tipo di cellule del sistema nervoso centrale che fanno parte delle cosiddette cellule gliali e che non trasmettono segnali elettrici come i neuroni, ma svolgono un ruolo fondamentale nel supportare e proteggere i neuroni; in sintesi, gli astrociti sono come dei “tuttofare” del cervello, indispensabili per mantenere i neuroni sani e attivi), raggiunge l’interstizio neuronale, rimuovendo scorie neurotossiche e proteine aggregate come le β-amiloide (implicata nello sviluppo dell’Alzheimer), tau, α-sinucleina.

Alterazioni del flusso glinfatico sono correlate a condizioni neurodegenerative e neuro infiammatorie. La neuroreflessologia, agendo sul sistema autonomo e sulla qualità del sonno, può indurre un miglioramento indiretto della funzionalità glinfatica, contribuendo alla:

  • riduzione dello stato infiammatorio cerebrale cronico;
  • ottimizzazione della funzione immunitaria centrale;
  • miglioramento dell’omeostasi neuroendocrina (cioè l’equilibrio tra sistema nervoso e sistema ormonale, ovvero la capacità del corpo di mantenere stabili le sue funzioni vitali (come temperatura, sonno, umore, metabolismo) grazie alla cooperazione tra nervi e ormoni).

Ambiti di applicazione clinica

Per quanto detto, numerosi disturbi funzionali e patologie a componente neurovegetativa o disfunzionale possono trarre beneficio da una modulazione neuroreflessogena. Le principali indicazioni, in ottica integrata, includono:

  • Disordini del sonno (insonnia primaria/difficoltà a prendere sonno, risvegli frequenti, alterazione del ritmo circadiano)
  • Disturbi d’ansia e dell’umore, in particolare in soggetti molto stressati e con iperattivazione del sistema simpatico o simpaticotonica
  • Cefalee primarie (emicrania, cefalea tensiva) e forme nevralgiche croniche (es. nevralgia del trigemino)
  • Patologie neurodegenerative, come supporto non farmacologico per Parkinson, SLA, Alzheimer
  • Fibromialgia e sindromi da sensibilizzazione centrale
  • Disfunzioni neuroviscerali: sindrome dell’intestino irritabile (IBS), colon irritabile, tachicardia sinusale funzionale
  • Dolore cronico muscolo-scheletrico, spesso associati a stress o tensioni emotive.

L’approccio terapeutico è personalizzato e richiede un’anamnesi accurata (raccolta delle informazioni sullo stato di salute della persona), una valutazione funzionale neurovegetativa (valutazione del funzionamento del sistema nervoso autonomo) e un piano di trattamento progressivo, spesso integrato con altre discipline (osteopatia, nutrizione, psicoterapia, fitoterapia).

Qualche esempio

Lungi dal voler e poter in poche righe risultare efficaci ed esaustivi con una descrizione dettagliata del trattamento da assicurare, può essere utile fornire qualche esempio di patologie fra le più semplici che possono essere trattate.

1. Cefalea tensiva ed emicrania

  • Obiettivo terapeutico: modulazione neurovegetativa, rilassamento muscolare cervicale, decongestione glinfatica.
  • Zone riflesse da trattare: Colonna cervicale e zona occipitale (zona mediale del pollice), Plesso solare, Cervello / Corteccia cerebrale (punta dell’alluce), Fegato (relazione con sovraccarico metabolico)
  • Tecnica: pressione digitale statica + microstimolazione rotatoria per circa 2–3 min per punto, bilaterale
  • Frequenza: 2–3 trattamenti/settimana per 4 settimane e quindi 1 trattamento settimanale di mantenimento
  • Note: monitorare pattern del sonno. Integrare con tecniche respiratorie per favorire regolazione SNA.

2. Insonnia primaria e disturbi del sonno

  • Obiettivo terapeutico: attivazione del parasimpatico, riequilibrio cortico-limbico, stimolo del sistema glinfatico.
  • Zone riflesse: cervello e ghiandola pineale (apice dell’alluce), plesso solare, reni (area plantare centrale), colonna vertebrale (zona mediale del piede)
  • Tecnica: stimolazione lieve, ipotonica, con movimento rotatorio lento con pressione medio leggera
  •  Frequenza: 3 sessioni nella prima settimana, successivamente, 1–2 a settimana per 6 settimane
  • Note: trattare la sera; evitare stimolazione troppo intensa; valutare co-presenza di ansia.

Conclusioni operative

La neuroreflessologia plantare si propone come tecnica avanzata nel campo delle terapie complementari, con un’azione centrata sulla neuromodulazione attraverso stimolazioni riflesse periferiche. Il suo potenziale è particolarmente evidente nei disturbi funzionali cronici a carico del sistema nervoso e autonomo, nei quali le opzioni terapeutiche convenzionali risultano spesso insoddisfacenti o associate a effetti collaterali.

Una corretta integrazione con il percorso clinico del paziente, unitamente a una formazione adeguata dell’operatore, può renderla uno strumento prezioso all’interno della medicina integrata, capace di supportare i processi fisiologici di autoregolazione e recupero.

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