Nelle terre lontane, dove la memoria del tempo si confonde con l’eco dei sogni, l’umanità ha imparato a vivere come un unico organismo. Gli uomini non abitano più case isolate, ma si raccolgono in giganteschi gusci circolari, alveari di pietra che respirano e pulsano al ritmo della comunità. Dall’esterno, queste fortezze sembrano astronavi cadute dal cielo, atterrate in silenzio tra le montagne e rimaste lì, a custodire segreti e leggende. Dentro, ogni corridoio è una vena, ogni finestra un occhio, ogni voce un frammento del grande coro che tiene in vita l’intera struttura.
Non è un universo immaginario, non è il futuro distopico di un libro: è la realtà antica e straordinaria della Cina, dove le popolazioni Hakka hanno eretto i Tulou (letteralmente “edifici di terra”), architetture che sfidano il tempo e sembrano parlare direttamente al nostro inconscio collettivo.





Un capolavoro della tradizione Hakka
I Tulou erano, o meglio, sono interi villaggi racchiusi dentro mura di terra battuta, costruiti non per un singolo nucleo familiare, ma per ospitare decine e decine di famiglie insieme. Un’architettura collettiva, antica e geniale, che sembra uscita da un romanzo fantasy e invece si trova nel cuore della provincia cinese del Fujian.
I tulou nacquero come risposta pratica e simbolica alla vita comunitaria degli Hakka, una minoranza migrante che cercava sicurezza e coesione. Queste costruzioni circolari o quadrate potevano raggiungere i cinque piani e accogliere fino a 800 persone: una vera e propria città in miniatura, con abitazioni, cucine, magazzini, pozzi e spazi cerimoniali.




La tecnica costruttiva era ingegnosa: terra battuta, legno e pietre, compressi e rinforzati fino a creare mura spesse anche due metri. Un sistema che garantiva resistenza ai terremoti, isolamento termico e, soprattutto, difesa da eventuali assalti.
La vita dentro una fortezza
Entrando in un tulou, si ha la sensazione di varcare la soglia di un mondo parallelo. Al piano terra si trovavano le cucine comuni e i depositi, ai piani intermedi le abitazioni, mentre l’ultimo livello fungeva da magazzino per le scorte.





Ogni famiglia occupava una porzione verticale, come se si trattasse di un condominio sviluppato in altezza. L’interno era un grande cortile dove la vita sociale pulsava senza sosta: feste, mercati, cerimonie e giochi dei bambini.
I tulou di Cixì
Tra i più celebri si trovano i tulou della contea di Cixì, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Qui si possono ammirare esempi spettacolari come il Chengqilou, noto come il “Re dei Tulou”, con i suoi quattro anelli concentrici, o i tulou più piccoli, che custodiscono ancora la vita quotidiana di famiglie che vi abitano da generazioni. Passeggiare tra questi giganti di terra significa respirare secoli di storia e osservare come tradizione e modernità convivano in spazi che sembrano sospesi nel tempo.
Tra questi da non perdere:

- Chengqilou – Il Re dei Tulou: è il più grande e spettacolare, con quattro anelli concentrici e oltre 370 stanze. Una vera città-fortezza. Il miglior modo di fotografarlo è di salire sul punto panoramico alle spalle del complesso e da lì catturare tutta la sua forma circolare perfetta, che dall’alto sembra un mandala di terra.
- Yuchanglou – La Torre Storta: è famoso per le colonne inclinate di quasi 15 gradi, tanto che viene chiamato il “Pendente di Cixì”. Lo scatto migliore si può ottenere mettendo una persona in primo piano e inquadrando le colonne inclinate: l’effetto prospettico sarà sorprendente.
Un viaggio fotografico e sensoriale
I tulou non sono solo un’esperienza architettonica, ma anche fotografica. Le geometrie perfette delle mura, i contrasti tra la terra bruna e i colori vivaci dei panni stesi o delle lanterne rosse, i profumi delle cucine comuni e il silenzio che cala al tramonto creano un mosaico di sensazioni unico.





Ogni angolo, ogni scorcio, racconta di resilienza, di comunità e di un’arte di vivere che resiste ancora oggi: l’anima di un popolo che ha saputo trasformare la terra in casa, rifugio e simbolo di unità.







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