Calcutta: dove il cemento profuma di gelsomino 

Calcutta non è una città che si “visita”, è una città che ti “succede”. E in nessun altro luogo questa verità è così palpabile come al Mullick Ghat Flower Market.

Ogni volta che penso a Calcutta, infatti, è il mercato dei fiori di Mullick Ghat che mi torna in mente per primo. Nonostante il frastuono, il caldo soffocante e il caos delle strade della città, quel mercato ha un’energia che mi affascina, come un vortice di vita che pulsa con un ritmo tutto suo.

Era una mattina presto, prima che il sole sorgesse completamente, quando mi ritrovai per la prima volta a camminare lungo le rive del fiume Hooghly, verso il Mullick Ghat. L’aria era densa di umidità e una leggera foschia copriva il ponte Howrah, che torreggiava sopra di me come un guardiano silenzioso. Già sentivo l’odore dei fiori mescolarsi con quello della terra bagnata e delle spezie che si sprigionava dalle bancarelle vicine.

Quando raggiunsi il cuore del mercato, la vista che mi accolse era come un’esplosione di colori e forme, un mosaico vivente. Uomini, donne e bambini, ognuno immerso nel proprio lavoro, si muovevano tra montagne di fiori: calendule arancioni e gialle, rose rosse come il sangue, loti pallidi, gelsomini bianchi come la neve, e mazzi di fiori di tuberosa che emanavano un profumo dolce e ipnotico. Ovunque guardassi, c’era qualcuno che portava ceste enormi, intrecciate a mano, colme di ghirlande o petali, e quel movimento incessante mi dava l’impressione di essere dentro un caleidoscopio.

Mi incantai davanti a una bancarella dove un vecchio, dalle mani nodose e consumate, intrecciava una ghirlanda con velocità e precisione. Il modo in cui i suoi polsi si muovevano sembrava parte di un rituale antico. Le sue dita, sebbene segnate dal tempo, erano agili e forti, e in pochi minuti una nuova ghirlanda era pronta, un capolavoro di semplicità e bellezza. Non potei fare a meno di chiedergli come facesse a lavorare così velocemente.

Mi sorrise con un accenno di orgoglio. “Sono anni di pratica, figliolo,” mi disse in un bengalese morbido e cadenzato, linguaggio incomprensibile a noi occidentali. “Questi fiori non sono solo decorazioni. Ognuno ha un significato, ognuno porta con sé una preghiera, una speranza”: ringrazio ancora la guida che mi accompagnava e che mi consentì di comprendere quello che quel vecchio mi disse.

Proseguendo, iniziai a capire meglio. Le calendule erano offerte agli dèi per benedire case e templi; le rose, così rosse e perfette, erano destinate a cerimonie più intime, forse matrimoni o offerte d’amore; i delicati loti, simbolo di purezza, avrebbero adornato le statue sacre. Ogni fiore aveva una storia da raccontare, un legame profondo con la vita quotidiana e spirituale della città.

Mi addentrai sempre più nel mercato, facendomi strada tra le bancarelle strette, dove ogni spazio era conteso tra cesti, carretti e piedi scalzi che si muovevano senza sosta. Mi sentivo parte di una danza frenetica, un ritmo antico e familiare che sembrava non conoscere stanchezza. Le voci dei venditori si mischiavano tra di loro, ognuno cercava di attirare l’attenzione, offrendo il miglior prezzo o vantando la freschezza dei propri fiori.

Improvvisamente, il suono forte di un tamburo risuonò nell’aria, seguito dalle risate dei bambini che correvano tra le bancarelle, inseguendosi come piccole ombre vivaci. Mi fermai un attimo, sopraffatto dall’energia del luogo. Mi sentivo come un intruso in questo microcosmo, eppure allo stesso tempo accettato, avvolto dall’atmosfera familiare e caotica di una città che non smette mai di pulsare.

Decisi di fermarmi vicino al fiume, proprio lì dove i venditori si rifornivano di acqua per innaffiare i loro fiori. Il Hooghly scorreva placido, e il ponte Howrah si rifletteva sulla sua superficie come una sentinella onnipresente. Il rumore del mercato continuava alle mie spalle, ma c’era una calma sorprendente nell’osservare il fiume che fluiva senza sosta. Mi sedetti su un muretto, una ghirlanda di calendule in mano che avevo comprato da uno dei venditori. Il profumo era intenso e avvolgente.

Guardai quella ghirlanda e pensai a tutte le persone che l’avrebbero usata per onorare una divinità, per abbellire una casa, o per un matrimonio imminente. Il mercato dei fiori di Mullick Ghat non era solo un luogo di commercio: era un simbolo della vita stessa, una testimonianza del ciclo continuo di nascita, crescita, morte e rinascita. Era una celebrazione del colore e della fragranza, una testimonianza di come la bellezza possa essere trovata anche nelle cose più semplici, come un fiore reciso in un mercato affollato.

Dalla ghirlanda, spostai lo sguardo sulle persone che si immergevano nel fiume per le abluzioni mattutine mentre i petali scartati dal mercato galleggiavano accanto a loro. È lì, in quel preciso istante, che capii che a Calcutta nulla va sprecato, nemmeno la bellezza.

Il sole iniziava a salire più alto nel cielo, e la luce dorata filtrava attraverso i fiori, facendo brillare ogni petalo con una vivacità che sembrava quasi irreale. Tornai sui miei passi, nuovamente immerso in quella marea di colori e profumi. Mentre mi allontanavo, non potevo fare a meno di sorridere: il Mullick Ghat era diventato per me un luogo magico, dove il caos e la bellezza si incontravano, creando un’armonia perfetta, come i petali di una ghirlanda intrecciata a mano.

Lascia un commento

Benvenuto,

in questo spazio virtuale dedicato al benessere e alla conoscenza profonda di sé stessi: uno spazio olistico, un luogo dove l’anima e la mente si incontrano per esplorare, guarire e crescere insieme! Un angolo di internet rivolto non solo al corpo ma anche alla mente. Questo spazio è aperto anche ad amici e a tutti coloro che volessero esprimere il proprio parere su temi che in qualche modo hanno a che fare con il benessere, la meditazione, la scoperta di noi stessi.

Rimaniamo in contatto