Beppu, situata nell’isola di Kyushu, nella prefettura di Ôita, è una città giapponese incastonata tra una baia e le montagne circostanti. Grazie alla sua posizione geografica unica, la città gode di un abbondante flusso di acque provenienti da circa 3000 sorgenti di origine vulcanica, caratteristica che l’hanno resa famosa in tutto il mondo. Se molte di queste sorgenti, infatti, sono state sfruttate per realizzare terme (onsen) in cui è possibile rilassarsi con un bagno caldo nel rispetto di regole e tradizioni non scritte, altre rappresentano un’attrazione turistica davvero unica. Parliamo degli “Inferni” o “Jigoku” (地獄), di Beppu: nove sorgenti termali dalle caratteristiche uniche e colori vivaci dislocate in vari punti della città.
Origini di Beppu
Le origini di Beppu si perdono nella storia, con le prime menzioni delle sue acque termali risalenti a oltre mille anni fa, durante il periodo Heian (794-1185). La città ha sempre giocato un ruolo significativo nella cultura giapponese, servendo come luogo di riposo e ristoro per samurai, nobili e, in tempi più recenti, per viaggiatori e turisti da ogni parte del mondo.

Durante il periodo Edo (1603-1868), Beppu divenne famosa come destinazione di guarigione grazie alle sue acque ricche di minerali, ritenute capaci di curare varie malattie. Questa fama contribuì a incrementare il flusso di visitatori, portando alla costruzione di numerosi ryokan (locande tradizionali giapponesi) e bagni pubblici (onsen).
Sull’onda della notorietà, nel corso del XX secolo, Beppu ha visto una rapida crescita e modernizzazione, trasformandosi da tranquilla cittadina termale a città turistica di livello internazionale. Lo sviluppo di infrastrutture turistiche, inclusi alberghi, ristoranti e attrazioni, ha fatto di Beppu una meta popolare sia per i visitatori giapponesi che per quelli stranieri.

Gli Inferni
Visitare gli “Inferni” di Beppu è un’esperienza affascinante ed unica con scenari che, tra fumi bianchi e colori vivaci, richiamano alla memoria l’inferno descritto da Dante Alighieri.
La varietà di colori delle Jigoku è dovuta alla presenza di diversi minerali disciolti nelle acque termali che reagiscono con l’ossigeno nell’aria. Queste reazioni chimiche non solo conferiscono colori vivaci alle sorgenti ma attribuiscono anche proprietà curative uniche ad ogni “inferno”.
Ci sono nove Jigoku (anche se le più famose o almeno visitate sono sette), ognuna con caratteristiche distintive:
- Umi Jigoku (Inferno del Mare): è il più grande degli inferni ed è famoso per il suo splendido colore blu turchese, che ricorda l’oceano. La temperatura dell’acqua raggiunge i 98°C, troppo alta per bagnarsi i piedi, ma non per gustare alcune specialità locali cotte proprio con quest’acqua ed acquistabili nelle bancarelle installate all’interno del sito. Molto suggestivo è anche il grosso stagno che accoglie i visitatori all’ingresso e che fornisce linfa vitale a numerosissime e bellissime ninfee.





- Oniishi bozu Jigoku (Inferno delle teste rasate): Prende il nome dalle bolle di fango grigio che emergono e assomigliano alle teste rasate dei monaci. Anche in questa Jigoku non è possibile bagnarsi: le acque raggiungono la sorprendente temperatura di 99°C



- Shiraike Jigoku (Inferno del Lago Bianco): Una sorgente di acqua calda che presenta un misterioso colore latteo: ovviamente non esiste alcun mistero e la causa di questo colore è un insieme di minerali sciolti nell’acqua. Visitando il sito mi ero aspettato di trovare anche un piccolo acquario, ma evidentemente era temporaneamente chiuso … oppure non l’ho trovato…

- Kamado Jigoku (Inferno del Forno): Nota per le sue diverse sorgenti di diversi colori e per una statua del diavolo che cuoce cibo sul vapore delle sorgenti. In effetti non solo è possibile bere l’acqua termale, ma anche gustare alcune prelibatezze locali cotte con il vapore presso le bancarelle che si trovano nell’ambito del sito. Cosa molto simpatica è la possibilità di immergere piedi e mani nell’acqua: ottima occasione per scatti fotografici che contribuiscono a ricordare l’esperienza.





- Oniyama Jigoku (Inferno della Montagna del Diavolo): Famosa per la sua potente forza che può trascinare anche treni, così dice la leggenda. Questo inferno però è famoso per un altro aspetto che lo fa chiamare anche “Inferno dei coccodrilli”. In questo inferno, in fatti, vive una colonia di oltre 100 coccodrilli che hanno trovato nell’acqua termale l’habitat ideale per riprodursi.




- Chinoike Jigoku (Inferno del Lago di Sangue): la più antica e forse la più fotografata, nota per il suo colore rosso vivo dovuto agli ossidi di ferro e magnesio nel terreno. L’argilla di questo inferno sembra essere un toccasana per la pelle e quindi nel negozio di souvenir all’ingresso del sito è possibile acquistare prodotti estetici realizzati con quanto prelevato dal fondo dell’inferno.

- Tatsumaki Jigoku (Inferno del Geyser): Un geyser che erutta ad intervalli regolari, offrendo un bello spettacolo naturale. I getti d’acqua si ripetono ogni 30… 40 minuti e durano circa 10 minuti. Se il getto fosse lasciato libero di vincere la forza di gravità liberamente raggiungerebbe altezze dell’ordine dei 50 metri. Purtroppo per motivi di sicurezza proprio sul getto del geyger è stato posto un disco di pietra che limita l’altezza del getto e, onestamente, toglie tutto il fascino di questo inferno. Nulla che vedere con quando apprezzabile in Islanda, per esempio.
Gli ultimi due inferni sono meno visitati forse perché il biglietto cumulativo di tutti gli inferni non comprende l’ingresso a questi due per i quali è necessario acquistare un biglietto dedicato, aspetto che potrebbe scoraggiare molti turisti.
In modo molto sintetico si tratta delle:
- Yama Jigoku (Inferno della Montagna): questa area ospita non solo pozze di acqua calda ma anche animali esotici in un piccolo zoo.
- Bouzu Jigoku (Inferno del monaco), spesso confuso con Oniishi Bozu Jigoku a causa del nome simile, è noto per i suoi piccoli geyser d’acqua e vapore che eruttano in modo intermittente dai fori nel terreno. Questi geyser sono circondati da pietre e l’intera scena assomiglia a un paesaggio lunare.
Costi e tempi
È possibile acquistare presso tutti i principali luoghi turistici e negli hotel di Beppu i biglietti per l’ingresso nel singolo inferno. Se si ha il tempo o il desiderio di visitarli tutti, tuttavia, è più conveniente acquistare il biglietto cumulativo “Jikoku Meguri” (circa 13 euro) che consente l’accesso, come accennato, a sette dei nove Inferni (esclusi dal biglietto cumulativo lo Yama Jikoku e il Bouzo Jikoku).
Il tempo necessario a visitare tutti gli inferni è di circa 3 – 3,5 ore.
Mezzi di Trasporto
Beppu è ben servita da una rete di trasporto pubblico che rende semplice spostarsi tra i vari “Inferni” termali.
- Autobus Locali: Esistono servizi di autobus locali che collegano il centro di Beppu ai principali Jigoku. Il “Jigoku-Meguri” (tour degli Inferni) bus tour è particolarmente comodo, offrendo un pass giornaliero che consente di salire e scendere a piacimento nei pressi delle attrazioni.
- Taxi: Per chi cerca maggiore flessibilità, i taxi sono una scelta comoda, sebbene più costosa. Consentono di personalizzare completamente il proprio itinerario e sono ideali per gruppi piccoli.
- Noleggio Biciclette: Beppu è anche esplorabile in bicicletta per chi desidera godersi la città a un ritmo più rilassato. Molte strutture di alloggio offrono noleggi.

Itinerario Consigliato
Per minimizzare gli spostamenti a piedi e ottimizzare la visita, è consigliabile seguire un itinerario che raggruppi le Jigoku in base alla loro vicinanza. Il suggerimento è di iniziare da Kannawa: quest’area ospita diverse sorgenti e quindi è un ottimo punto di partenza. Qui potrete visitare Umi Jigoku (Inferno del Mare) e Oniishibozu Jigoku. Entrambi sono situati vicino l’uno all’altro, permettendo una facile transizione da una sorgente all’altra. Proseguire verso Yama Jigoku, Kamado Jigoku, Oniyama Jigokue, Shiraike Jigoku: situati anch’essi a Kannawa, questi Jigoku si trovano a breve distanza dai primi due. Questo passaggio vi consente di esplorare sei delle principali attrazioni senza dovervi spostare troppo.
Successivamente consiglio di dirigersi verso Chinoike Jigoku e Tatsumaki Jigoku: situati nell’area di Shibaseki, questi sono un po’ più distanti dagli altri (un paio di chilometri), quindi potrebbe essere saggio prendere un autobus o un taxi. Per quanto attiene l’autobus, è conveniente acquistare l’abbonamento giornaliero piuttosto che pagare i biglietti per la singola corsa.
L’ultima Jigoku, Bouzu Jigoku, è vicinissima a Beppu e quindi visitabile se le energie lo consentono prima di rientrare in hotel.
Dove alloggiare
Personalmente ho alloggiato al Sea Wave Hotel. Situato proprio nella piazza della stazione ferroviaria mi è risultato estremamente comodo visto che ho raggiunto Beppu in treno. Prenotando la struttura con un poco di anticipo ho trovato la sistemazione economica e molto pulita, ma soprattutto dispone di due onsen (uno per gli uomini e uno per le donne) tra i più belli tra tutti quelli che ho visitato in Giappone. Come la maggior parte delle strutture in Giappone, molto graziosi sono i Kimoni che vengono forniti per poter usufruire degli onsen.


Insomma, la cultura del bagno in Giappone è profondamente radicata, e le Jigoku di Beppu sono un esempio perfetto di come questa tradizione sia stata abbracciata e trasformata in un’attrazione turistica unica. Oltre al loro valore ricreativo e sanitario, le Jigoku offrono una finestra sulla potente forza della natura e sul modo in cui questa è stata integrata nella vita quotidiana e culturale del Giappone.

Se l’Inferno di Dante ha catturato la vostra immaginazione, lasciatevi sorprendere dalle meraviglie terrestri di Beppu, dove la natura sfida la fantasia e invita ad un viaggio indimenticabile attraverso le sue stupefacenti manifestazioni.








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