Il museo della guerra di Saigon: un viaggio nell’orrore del passato

Quando si parte in vacanza si decide la destinazione, si definisce un itinerario (a meno che non ci si affidi ad un’agenzia che fa tutto per te), si compera ancora la principale guida turistica cartacea per il piacere di averla poi in libreria, si stila un elenco dei principali siti e monumenti o luoghi iconici da vedere. Tra questi ultimi quanto spesso inseriamo un museo? Certamente sempre se andiamo a Parigi, con il Louvre, a Firenze con gli Uffizi e in generale in una città d’arte. Ma, in Vietnam? Nella vecchia Saigon c’è un luogo che lascia il segno, un posto che non si visita alla leggera: il Museo dei Residuati Bellici, meglio conosciuto come Museo della Guerra. È uno di quei luoghi che non raccontano la storia in modo distaccato, ma la fanno vivere, la sbattono in faccia senza filtri, senza edulcorare nulla. Un museo che non si limita a mostrare, ma che scuote, che pesa sul cuore e sulla coscienza. Certamente, il museo racconta la guerra dal punto di vista vietnamita, con un forte messaggio anti americano, ma è un’esperienza toccante e intensa, perfetta per chi vuole capire più a fondo la storia del Vietnam.

Un museo nato dal dolore

Il Museo della Guerra di Saigon nasce nel 1975, subito dopo la fine del conflitto, con l’obiettivo di raccontare gli orrori della Guerra del Vietnam (1955-1975), un conflitto che ha segnato profondamente il Paese e il mondo intero. Ospita fotografie, documenti, reperti militari, ma soprattutto testimonianze di quello che accadde durante e dopo la guerra: bombardamenti, massacri, torture, l’uso devastante del Napalm e dell’Agente Arancio, armi chimiche che hanno lasciato cicatrici indelebili sulla popolazione.

La visita: un pugno nello stomaco

Entrare nel Museo della Guerra non è come visitare un museo qualsiasi. Qui dentro non ci sono solo elmetti, uniformi e vecchie armi arrugginite. Qui dentro ci sono storie: storie vere, brutali, senza sconti.

Appena varchi l’ingresso, nel cortile esterno trovi i resti di carri armati, elicotteri, bombardieri B-52, lasciati lì come testimoni silenziosi di una guerra che sembra lontana, ma che in realtà non lo è affatto. Sono impressionanti, certo, ma non preparano minimamente a quello che c’è dentro.

Poi entri. E inizia il viaggio nell’orrore.

Le prime sale raccontano il conflitto in modo cronologico, con foto di propaganda, manifesti e testimonianze scritte. Ma poi si passa alle immagini più forti: prigionieri torturati, bambini ustionati dal Napalm, villaggi rasi al suolo. Fotografie in bianco e nero che non lasciano spazio all’immaginazione. Non sono scene da film, non sono effetti speciali. Sono reali.

E se sei giovane, se magari non hai mai sentito parlare di questa guerra se non in qualche documentario lontano, lo schiaffo è ancora più forte. Ti rendi conto di quanto la storia sia stata crudele, di quanto certe cose non vengano raccontate abbastanza. E la cosa più inquietante è che tutto questo non è successo poi così tanto tempo fa.

Poi c’è la sala dell’Agente Arancio. Qui il silenzio è pesante, quasi insopportabile. Le immagini mostrano gli effetti devastanti di questa sostanza chimica: bambini nati con malformazioni, uomini e donne mutilati, famiglie distrutte per generazioni. Non è solo il passato che fa paura, ma anche il futuro che ha lasciato dietro di sé.

Una delle immagini più crude e sconvolgenti che un visitatore può vedere nel Museo della Guerra di Saigon è senza dubbio la celebre fotografia scattata da Nick Ut nel 1972: “The Napalm Girl”.

L’immagine, esposta in grande formato in una delle sale più intense del museo, ritrae Kim Phuc, una bambina di appena nove anni, che corre completamente nuda lungo una strada, urlando dal dolore. Il suo corpo è devastato dalle ustioni provocate dal Napalm, una sostanza incendiaria lanciata poco prima dall’aviazione sudvietnamita su un villaggio sospettato di ospitare i Viet Cong. Accanto a lei, altri bambini in lacrime, mentre dietro si vedono soldati sudvietnamiti che avanzano con sguardi impotenti.

Questa foto non ha bisogno di spiegazioni. Non è una scena di guerra con soldati in battaglia, non è un’esplosione spettacolare degna di un film. È l’orrore puro e disarmante della guerra sugli innocenti. Il volto di Kim Phuc è una maschera di terrore e sofferenza, la pelle ustionata cade a brandelli dal suo corpo, il suo urlo sembra quasi uscire fuori dalla cornice.

Chiunque si trovi davanti a questa immagine prova un nodo allo stomaco, un senso di ingiustizia e di impotenza. È il momento in cui la guerra smette di essere un concetto astratto e diventa qualcosa di tangibile, personale, insopportabile. Questa foto ha cambiato la storia, ha mostrato al mondo la brutalità del conflitto e ha contribuito a spingere l’opinione pubblica contro la guerra in Vietnam. Eppure, quando la si vede esposta nel Museo della Guerra, non è solo un documento storico. È una ferita aperta che continua a bruciare.

Indicazioni e suggerimenti

Il museo si trova in Vo Van Tan Street, Distretto 3, Ho Chi Minh City, facilmente raggiungibile in taxi, Grab (l’app di ride-hailing più usata in Vietnam) o a piedi se sei nel centro della città. E’ aperto tutti i giorni, dalle 7:30 alle 17:30, senza pause. Il costo del biglietto è di 40.000 VND (circa 1,50 USD) e i bambini sotto i 6 anni entrano gratis.

Non è necessario prenotare in anticipo la visita ed è bene considerare di avere a disposizione almeno un paio di ore (almeno tre se si intende soffermarsi ad ogni scritta e fotografia).

Molte delle immagini, come accennato, sono davvero molto forti e pertanto è bene prepararsi emotivamente prima di entrare.

Esci, ma qualcosa rimane dentro

Quando esci dal museo, la sensazione è strana. Da un lato, c’è il bisogno di respirare, di tornare alla luce del sole, di allontanarsi da quelle immagini che continuano a girarti in testa. Dall’altro, c’è un peso nello stomaco, una consapevolezza nuova: la guerra non è solo una questione di eserciti, di vincitori e vinti. La guerra è sofferenza.

Visitare il Museo della Guerra di Saigon non è un’esperienza “bella”, ma è necessaria. Ti cambia. Ti fa vedere il Vietnam con occhi diversi. Ti fa capire che la storia non è solo nei libri, ma nei volti, nelle ferite, nelle ombre che ancora oggi si trascinano dietro.

E quando esci per le strade caotiche e piene di vita di Ho Chi Minh City, tutto sembra andare avanti come se nulla fosse. Ma dentro di te, qualcosa è cambiato per sempre.

Una replica a “Il museo della guerra di Saigon: un viaggio nell’orrore del passato”

  1. Avatar almostflower4639d03b9d
    almostflower4639d03b9d

    Che dire Gigi, grazie per questa testimonianza raccapricciante ma incredibile reale e toccante. Viaggiare è anche questo…. Ricordo il “pugno nello stomaco” che avvertii visitando Auschwitz – Birkenau e il museo della pace di Hiroshima….altri orrori ed altre storie… ugualmente raccapriccianti ed incomprensibile come la guerra del Vietnam…in cui ancora non ci sono stato..

    Ti saluto

    Ugo

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